Andrea Piccolo il Blog

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"Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv 15,13)

Puoi scorrere lo scaffale utilizzando i tasti e

La Tua moneta . . .

18 novembre 2009 , , , , , ,

<< Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci >> (Lc 19,11-28)

 

La mia provocazione cade oggi su queste 3 parole: “la tua moneta” . . .

Tutti, chi più o chi meno, è consapevole di avere dei talenti . . .

. . . c’è poi chi lo tiene per se . . .

. . . chi lo sfrutta nella comunità . . .

. . . chi per timidezza lo nasconde . . .  ecc . . .

Ma tu pensi che tutto sia frutto di te stesso?
Avrai sicuramente il merito di aver fatto fruttare quel dono, ma quello che avevi in partenza è uscito dal nulla o ti è stato DONATO?

 

Il servo è consapevole che la moneta, il talento E’ DEL PADRONE . . . lui è stato un fedele amministratore, un inutile servo che ha fatto quello che doveva fare . . .

 

Fa, o Signore, che io possa riconoscerTi come datore di doni e talenti . . .

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commenti

Uhm.. è ovvio che il “talento” è una cosa che abbiamo di innato, e in quanto tale, non è nato da noi, ma era già in noi e ci è stato dato dall’alto.
Tuttavia proprio come dice la parabola da te citata, in generale nella vita il solo talento non basta, esso deve essere accresciuto e curato così che in futuro potremo dire “la tua moneta ne ha fruttate 10.. ne ha fruttate 5” e non “la ho nascosta per paura”..
Oggi spesso confondiamo questi “talenti” con l’essere predisposto a fare qualcosa (o meglio il riuscire a fare con facilità qualcosa), e anche io lo pensavo fino a non molto tempo fa.
Eppure sai, ultimamente ho maturato una nuova idea, che magari può fare riflettere: il talento non è semplicemente il dono che ci viene fatto per il quale crediamo di essere portati (esempio banale, a uno piace la matematica e allora proseguirà negli studi in un qualche ambito scientifico), ma credo sia la confluenza di più fattori:
-l’essere capace di fare qualcosa;
-il riuscire a trovare in questo qualcosa sempre continui stimoli dai quale discende poi la continua voglia di mettersi alla prova;
-il non aver paura di riconoscere quale sia questo talento stesso.
Il terzo punto è probabilmente il più importante (e nella parabola viene a coincidere proprio con il servo che non ha fatto fruttare la moneta), perchè alle volte semplicemente per paura rinunciamo al coltivare qualche nostra dote dimenticandoci che se è da Dio, sicuramente non è in noi a caso, e magari agendo così perdiamo la nostra opportunità per conseguire la vera felicità.
Se vuoi a te la risposta 🙂

Paolo

18 novembre 2009

uffa!!!!!!!!!! non è giusto che al gruppo ministranti non possono partecipare le bambine. organizzeremo una rivolta!!!!!!!!!! preparati al peggio!!!!!!!!!!!

monica

19 novembre 2009

ciao monica!
scusa ma non ti ricordo….!!!!!!!!! ehehhe 😀

ilpiccolo

19 novembre 2009

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